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| Era
il direttore del Centro internazionale civiltà dellAcqua
e lavorava in Provincia |
| La
scomparsa di Renzo Franzin il "poeta" della
difesa dei fiumi |
(e.t.)
Lascia un vuoto incolmabile per molti aspetti, anche se
non imponeva mai la sua presenza.
Di fiumi, corsi d'acqua, falde sapeva tutto, questioni
tecniche e soprattutto storia e cultura.
Renzo Franzin è mancato improvvisamente ieri mattina
nella sede del Centro internazionale civiltà dell'acqua a
Mogliano, che aveva contribuito a fondare nel 1998 e che
dirigeva, istituzione tra le più quotate e apprezzate nel
settore.
Aveva 56 anni, era sposato con Anna Furlan, la ex
presidente della Provincia di Venezia, aveva tre figlie
Marta, Irene ed Esther, fu sindaco di Meolo quando ancora
militava nel vecchio Pci e poi uscì dalla politica attiva
per dedicarsi interamente alla difesa del territorio e dei
suoi corsi d'acqua.
Era funzionario in Provincia, alle Politiche Ambientali,
ha condotto battaglie assieme alle popolazioni nel
bellunese per la difesa del Piave, lungo il cui corso era
andato ad abitare anni fa (a Musile); faceva anche il
giornalista collaborando con alcuni quotidiani nazionali e
scrivendo sempre di temi legati al suo interesse
principale.
L'acqua lo ha portato ad intessere relazioni intense con
uomini come il poeta Andrea Zanzotto e lo scrittore
Gianfranco Bettin.
Proprio l'ex prosindaco di Mestre e l'assessore Ezio Da
Villa lo hanno ricordato ieri definendolo un «punto di
riferimento preziosissimo umanamente, scientificamente e
politicamente».
È stato lui uno degli artefici dell'ultimo opuscolo
sull'acqua di cui abbiamo scritto proprio ieri in queste
pagine, opuscolo che la Provincia distribuirà ad ottobre;
aveva un bagaglio di conoscenze vastissimo e quel che è
bello è che amava condividerle con il prossimo. «Renzo
sapeva che la vita viene dall'acqua e dall'acqua
dipende.
Sapeva che la nostra regione di acqua è ricchissima e che
questa è stata la sua vera risorsa pregiata, anche se
quasi nessuno se ne rende conto - continuano Bettin e Da
Villa.
Sapeva
anche che attorno all'acqua è fiorita davvero la nostra
civiltà, la nostra cultura, e nello smarrimento di questo
legame (connesso allo spreco consumistico e irresponsabile
della risorsa) vedeva una delle ragioni di crisi della
nostra stessa identità».
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L'ultimo saluto a Renzo Franzin, poeta
dell'acqua
E' morto il direttore del Centro internazionale Civiltà
dell'acqua
"L'acqua
è un elemento assolutamente intrinseco a tutti i paesaggi, sia
quelli reali che occupano quotidianamente il nostro orizzonte
visivo, sia quelli assai più pervasivi e silenziosi, che vivono
nella nostra percezione, in quella sfera dei sensi che ha
latitudini estese ancorché poco riconosciute, interrogate,
considerate.
Paradossalmente, in questi ultimi anni, i segni d'acqua presenti
nei nostri orizzonti geografici, con cui quotidianamente anche se
sempre più debolmente, noi dobbiamo interagire, stanno addensando
una problematica complessa di dimensione planetaria, un groviglio
di questioni che riaffiorano - soprattutto nei Paesi a sviluppo
avanzato - dopo un lunghissimo silenzio, un'afasia che ha
caratterizzato la vita degli occidentali per quasi due
secoli".
Piace
ricordarlo rileggendo le sue parole e riflessioni Renzo Franzin,
morto a 56 anni, all'improvviso e in punta di piedi, l'altro
giorno. Piace ricordarlo per la sua passione civile per la tutela
dell'ambiente, dei propri luoghi, delle acque che li solcano.
Renzo Franzin se ne è andato lasciando un vuoto incolmabile nella
cultura del Nord Est. Di fiumi e acque sapeva tutto. Nel 1998
aveva contribuito a fondare il Centro internazionale civiltà
dell'acqua che ha sede a Mogliano, poche stanze piene di
manifesti, libri, appunti sparsi all'ombra degli alberi secolari
di Villa Longobardi.
Amava
quelle acque dove aveva scelto di vivere (a Musile) e voleva che
tutti sapessero. Soprattutto i più giovani. Voleva raccontare il
perché era necessario proteggerle. Far capire e far scoprire.
Non
è un caso che la sua irrimediabile voglia di portare a galla ogni
verità l'abbia spinto a occuparsi - e riportare alla storia
odierna - la vicenda di Tina Merlin e della sua coraggiosa
battaglia contro la diga del Vajont. Lo ha fatto non solo entrando
nell'associazione che porta il nome della giornalista bellunese,
ma anche raccogliendo tutti gli articoli da lei scritti sull'Unità
prima, durante e dopo il disastro. Con pochi mezzi ne ha
realizzato una mostra e un libro che hanno girato per le nostre
città.
Franzin
faceva anche il giornalista collaborando da sempre a numerose
testate nazionali, dirigendo la rivista Silis e collaborando con
il poeta trevigiano Andrea Zanzotto e lo scrittore Gianfranco
Bettin.
Era
funzionario in Provincia, alle Politiche Ambientali. Lascia tre
figlie e la moglie Anna Furlan, ex presidente della Provicia di
Venezia.
Ezio
Da Villa lo ha ricordato definendolo un «punto di riferimento
preziosissimo umanamente, scientificamente e politicamente».
Tra
i suoi volumi, vanno citati almeno Laguna Mondo, con Gianfranco
Bettin, (Ediciclo), e Pulizie di Pasqua, (Edizioni Oppure).
venerdì
26 agosto 2005
Fonte:
Redazione PoloEst
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| MOGLIANO
- Morto Franzin, il mago dell'acqua |
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MOGLIANO
Morto
Franzin,
il mago dell'acqua
È
morto ieri, all'età di 56 anni, Renzo
Franzin
, direttore dal 1998 del "Centro studi internazionale
civiltà" dell'acqua di Mogliano Veneto (Tv) e della
rivista "Silis, annali di Civiltà". Nato a
Meolo (Venezia) il 9 agosto 1949, era malato da tempo.
Giornalista e saggista, Franzin
ha collaborato con numerosi quotidiani nazionali (Il
Manifesto, La Stampa) e locali (La Nuova Venezia, Il
Corriere delle Alpi, l'Alto Adige) oltre ad aver scritto
per svariate riviste.
Tra le sue pubblicazioni anche il libro "Laguna
Mondo",
scritto nel 1997 con Gianfranco Bettin per Ediciclo. «Oggi
ho perso un amico, oltre che un grande collaboratore - ha
commentato il presidente del Centro internazionale civiltà
dell'acqua, Sergio
Reolon
- Renzo ha contribuito a fare dell'acqua una questione
culturale, politica e civile, oltre che ambientale».
Zaia
preannuncia una querela contro Reolon
«Ho
appreso dalla stampa, che ha ovviamente dato ampia
pubblicazione alla cosa, la sua affermazione secondo la
quale io avrei, nella mia veste di presidente
della Provincia di Treviso,
"fatto gli interessi dei cavatori". Lei sa
perfettamente che l'attività di cava coinvolge
rilevantissimi interessi economici e quindi sa anche
perfettamente che asservire l'attività di una pubblica
amministrazione all'interesse economico di privati
costituisce un reato». È quanto scrive il vicepresidente
della giunta regionale Luca Zaia in una lettera inviata
ieri al presidente della provincia di Belluno Sergio
Reolon.
Zaia preannuncia, nella missiva, che attenderà un giorno,
per eventuali smentite, prima di dare mandato al suo
legale di presentare una querela in relazione ad alcune
dichiarazioni apparse sulla stampa in occasione di un
vertice con amministratori locali sulla questione delle
risorse idriche.
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